Liste di attesa illegittime per le prestazioni socio-sanitarie

Il TAR Piemonte, con la sentenza n. 199 del 31.01.2014, ha annullato le delibere della Giunta regionale piemontese n. 14/2013 e 85/2013 in quanto gravemente lesive dei diritti delle persone malate croniche non autosufficienti.

In particolare il TAR Piemonte ha confermato l’illegittimità delle liste d’attesa per l’accesso alle prestazioni socio-sanitarie per gli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone colpite da demenza senile istituite dalla DGR Piemonte n. 45/2012, confermando che queste persone hanno diritto pienamente ed immediatamente esigibile alle cure senza limiti di durata, così come previsto dalle leggi vigenti.

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Il Tribunale ha, infatti, evidenziato che “a differenza di quanto sostenuto dalla Regione, gli aspetti sanitari sono ben presenti nelle attività da erogarsi…il percorso sanitario strettamente ospedaliero non può essere considerato a sé stante, ma deve necessariamente di fatto confluire nel percorso continuativo di cura e riabilitazione che, in base alla legge va garantito, anche nel lungo periodo, all’anziano non autosufficiente”.

Non solo.

Il TAR Piemonte ha anche confermato che per i primi 30 giorni di ricovero in strutture socio sanitarie residenziali il costo totale della degenza è a carico dell’Asl mentre per gli ulteriori 30 il costo della retta è a carico dell’Asl nella misura del 50%, con la compartecipazione di utente/Comune a copertura del restante 50%.

Corre onere evidenziare che la Giunta regionale piemontese voleva imporre ai malati l’intero onere delle cure socio-sanitarie residenziali.

Il Tar, invece, ha statuito che la succitata compartecipazione alla spesa da parte dell’Asl e dell’utente/Comune va mantenuta anche oltre il 60esimo giorno di ricovero, “fintanto che l’anziano permanga nella condizione di non autosufficienza”.

Il Tar ha inoltre annullato i criteri istituiti dalla Giunta della Regione Piemonte con la delibera n. 14/2013 per la presa in carico delle persone colpite da non autosufficienza, in base ai quali perfino i casi di persone colpite da patologie gravi e da non autosufficienza riconosciute come urgenti dovevano aspettare fino a 90 giorni per l’accesso alle prestazioni alle quali hanno invece diritto per legge. Inoltre, venivano esclusi a tempo indeterminato dalla presa in carico numerosissimi altri casi di persone malate non autosufficienti.

Un grande plauso va fatto alle associazioni che hanno promosso il ricorso e cioè all’Associazione promozione sociale, all’Utim (Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva) e all’Ulces (Unione per la lotta contro l’emarginazione sociale per l’instancabile battaglia che da sempre portano avanti affinché il diritto alle prestazioni socio-sanitarie da parte delle persone in condizioni di maggiore debolezza sia riconosciuto in modo pieno ed immediato.

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