L’alimentazione artificiale del soggetto incapace di intendere e di volere.

Il responsabile del reparto di Neurochirurgia dell’Ospedale di Trieste, nel mese di dicembre del 2008, aveva presentato un’istanza al competente Giudice Tutelare affinché venisse nominato un amministratore di sostegno in favore di una paziente in stato di coma vegetativo in seguito ad una emorragia cerebrale.

In particolare, il ricorso veniva promosso al fine di nominare un amministratore di sostegno al solo fine di poter rappresentare il paziente nella prestazione di un consenso informato all’intervento di applicazione della PEG data l’evidente incapacità del paziente a prestare un consenso informato e valido.

Peg incapace di intendere e di volere

Come noto la PEG (Gastrostomia endoscopica percutanea) consiste nell’inserzione di un tubo di silicone al fine di consentire la nutrizione entrale nello stomaco per via endoscopica data l’incapacità del paziente di deglutire.

Nel momento in cui le condizioni del paziente non consentono di ricevere alcuna informazione né di prestare alcun consenso all’intervento, ci si chiede se nella fattispecie in esame non possa ravvisarsi il cd. Stato di necessità che, come noto, consente di prescindere dalla prestazione del consenso.
Infatti, solo nel caso in cui non sussista lo stato di necessità, il sanitario può promuovere la nomina di un soggetto che rappresenti legalmente il paziente nella prestazione del consenso/dissenso.

Come noto, lo stato di necessità di cui all’art. 54 del Codice Penale, esclude la punibilità di chi abbia “commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.”

Corre onere evidenziare che la punibilità è da ritenersi esclusa anche qualora il “pericolo attuale di un danno grave alla persona” sia solo putativo ossia nel caso in cui il medico abbia ritenuto, senza colpa, in base a circostanze scusabili l’esistenza d’un pericolo di danno grave alla salute del paziente (Cassazione n. 12621/1999).

Nel nostro ordinamento è principio acquisito che il consenso informato costituisca legittimazione e fondamento del trattamento sanitario potendosi prescindere dallo stesso solo nel caso in cui, appunto, ricorra lo stato di necessità o i presupposti per un trattamento sanitario obbligatorio per legge.

Ebbene, nel caso in esame, il Giudice Tutelare ha ravvisato la sussistenza del cd. stato di necessità ad effettuare l’intervento in quanto in mancanza si determinerebbe un danno grave alla salute del paziente.

In particolare la PEG rappresenta un intervento da effettuare “nel sicuro interesse del paziente in
una condizione di urgenza clinica onde evitare i rischi per la salute cui può essere esposta per l’applicazione prolungata di un sondino naso gastrico o per una condizione di non adeguata nutrizione calorica che la PEG invece garantisce
”.

Lo stato di necessità, pertanto deve ritenersi sussistente, sotto il profilo temporale, ben prima del subentrare di una urgenza o di una emergenza clinica dovendo il sanitario valutare, secondo la migliore scienza e prassi medica, quale intervento eseguire avuto riguardo anche a prospettive globali di cura del paziente (Tribunale di Trieste 17 Dicembre 2008).

Alla luce di tali considerazioni pertanto il Giudice Tutelare non ha potuto fare altro che rigettare la richiesta di nomina di un amministratore di sostegno inoltrata al solo fine di poter rappresentare il paziente nella prestazione di un consenso informato all’intervento di applicazione della PEG potendo il sanitario, prescindere dal consenso informato del paziente, sussistendo il cd. Stato di necessità.

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