La responsabilità del direttore di una casa di riposo

Il direttore di una casa di riposo ligure è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo per la morte di un’anziana malata di Alzheimer.

In particolare, l’anziana “deambulando autonomamente, dopo essere uscita indisturbata dalla porta principale della struttura, si incamminava verso la sua precedente dimora e mentre percorreva l’ultimo scosceso tratto del percorso, incespicava, rovinando a terra e procurandosi nell’occorso un importante trauma cranico che ne determinava il successivo e conseguente decesso“.

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Il direttore viene accusato di “negligenza e imprudenza per aver omesso di dotare dall’organo amministrativo-gestorio competente la struttura, in corrispondenza dei varchi o porte di uscita, di un servizio di portierato o quantomeno di un sistema tecnologico di allarme, eventualmente con impianto di sorveglianza video, onde prevenire l’allontanamento incontrollato dei pazienti affetti da gravi deficit cognitivi”.

Di parere, ovviamente opposto, i difensori dell’imputato secondo i quali la morte dell’anziana sarebbe imputabile ad una tragica fatalità.

Come noto, l’obbligo dell’ente di assicurare la sicurezza dell’utente costituisce nucleo essenziale della prestazione di ospitalità in una struttura per persone non autosufficienti: in particolare l’ente ha l’obbligo di garantire la sicurezza dell’utente mettendo in atto tutte le misure che, alla luce della particolare condizione fisico-psichica del paziente, si rendono necessarie al fine di rilevare un’eventuale situazione di pericolo per la sicurezza dello stesso.
Il contenuto specifico dell’obbligo di sicurezza dipende, ovviamente, dalla condizione psico-fisica dell’ospite: la diligenza richiesta aumenta, infatti, in modo inversamente proporzionale alla diminuzione della libertà di movimento e/o della capacità naturale dell’utente.
Come noto, l’accettazione del paziente “in una struttura deputata a fornire assistenza sanitario-ospedaliera comporta la conclusione di un contratto di prestazione d’opera atipico di specialità, che non si esaurisce nella effettuazione delle cure mediche, ma si estende a una serie di altre prestazioni, in relazione alle esigenze specifiche dei pazienti come, nel caso di specie, la messa a disposizione al piano terra di una stanza dotata di finestra debitamente protetta e di sorveglianza assidua.” (cfr. Cassazione, sez. Penale, sentenza n. 23661/2013).
Quindi l’organo amministrativo-gestorio della struttura ha l’obbligo specifico di garantire la sicurezza dell’ospite, non limitato nella propria libertà di movimento, provvedendo a dotare la struttura stessa, in corrispondenza delle porte di uscita, di un servizio di portierato o di un sistema tecnologico di allarme al fine di prevenire l’allontanamento incontrollato dei pazienti affetti da gravi deficit cognitivi.
Alla luce di quanto detto, è importante valutare preliminarmente al ricovero in maniera approfondita le necessità ed i bisogni della persona in modo da individuare la soluzione assistenziale più rispondente alle esigenze della stessa, cosa che avviene, come noto, in sede di U.V.M.D.
Una volta che l’anziano è accolto in struttura, è evidente la piena responsabilità da parte della stessa delle particolari necessità assistenziali e di specifica protezione dell’anziano, senza che il direttore possa esimersi dalla stessa, a causa della posizione di garanzia posta a carico del responsabile amministrativo-gestorio della struttura nei confronti dei paziente ricoverati nella casa di cura stessa.

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